Gli alunni e le alunne delle classi quinte della Scuola Primaria hanno partecipato a una coinvolgente lezione-laboratorio dedicata al Pre-Cinema, un affascinante viaggio alla scoperta degli strumenti e delle invenzioni che hanno reso possibile la nascita del linguaggio cinematografico.
Guidati da due esperti del settore, i bambini e le bambine hanno potuto osservare e conoscere da vicino alcuni strumenti fondamentali nella storia delle immagini in movimento: macchine fotografiche, macchine da cinepresa, diapositive, bobine, nastri e persino il taumatropio, considerato uno degli antenati del cinema.
Il valore degli strumenti: dalle immagini fisse al movimento
La lezione ha permesso di comprendere come il cinema non sia nato improvvisamente, ma sia il risultato di un lungo percorso di sperimentazioni tecniche e scientifiche.
La macchina fotografica ha rappresentato il primo passo decisivo: grazie ad essa è stato possibile fissare un’immagine su un supporto, catturando un istante della realtà. Questo principio è alla base del cinema, che non è altro che una successione rapidissima di immagini statiche che, viste in sequenza, creano l’illusione del movimento.
La macchina da cinepresa ha segnato un’evoluzione fondamentale: non più una singola immagine, ma una serie continua di fotogrammi impressi su pellicola. Attraverso bobine e nastri, i fotogrammi potevano essere registrati e poi proiettati, dando vita alle prime narrazioni per immagini.
Le diapositive hanno offerto un ulteriore passaggio nell’evoluzione della comunicazione visiva: la possibilità di proiettare immagini su uno schermo per condividerle con un pubblico, anticipando l’esperienza collettiva tipica della sala cinematografica.
Particolarmente affascinante è stato l’incontro con il taumatropio, semplice ma geniale dispositivo ottico dell’Ottocento: un piccolo disco con due immagini diverse sui lati che, ruotando velocemente, si fondono in un’unica figura. Questo strumento ha permesso ai bambini e alle bambine di comprendere in modo concreto il principio della persistenza retinica, fenomeno alla base dell’illusione del movimento nel cinema.
Un laboratorio tra scienza, arte e meraviglia
Durante il laboratorio, gli alunni non si sono limitati ad ascoltare, ma hanno potuto osservare, manipolare e sperimentare direttamente gli strumenti, vivendo un’esperienza di apprendimento attivo e multisensoriale.
L’attività ha messo in luce quanto il linguaggio cinematografico sia il risultato dell’incontro tra scienza, tecnologia, creatività e narrazione. Comprendere il funzionamento degli strumenti significa comprendere anche il valore dell’innovazione, della ricerca e dell’ingegno umano.
Questa esperienza ha arricchito il percorso formativo degli studenti, sviluppando curiosità, spirito di osservazione e consapevolezza critica verso i media e le immagini che quotidianamente li circondano.



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